Assemble images to webm timelapse video

The first thing you want to make a timelapse video is a time ordered list of images. Most cameras and camera-apps for smartphones will output a list like this:

1329060850643-orig.jpg
1329060910843-orig.jpg
1330697938415-orig.jpg
1342539209542-orig.jpg
1342979413084-orig.jpg
1342979661474-orig.jpg

Since we want 1920×1080 images and since avconv requires an ordered list with sequential numbers, we’ll use a small script to go over the files and crop and rename them:

#!/bin/bash

mkdir 1920 2>/dev/null

count=0

for IMG in *.jpg ; do
        NEW=$(printf "FRAME_%05d.jpg" $count)
        ((count++))
        convert -crop 1920x1080+0+0 -gravity center $IMG 1920/$NEW
done

You may want to change the convert -crop settings to get better results and/or resize/resample the image before cropping.

The next step will assemble the images into a webm video:

CPUS=$(( $(grep bogo /proc/cpuinfo |wc -l) - 1 ))
avconv -i 1920/FRAME_%05d.jpg -threads $CPUS -s 1920x1080 -preset libvpx-1080p -b 4800k -pass 1 -an -f webm -y "timelapse.webm"
avconv -i 1920/FRAME_%05d.jpg -threads $CPUS -preset libvpx-1080p -b 4800k -pass 2 -an -f webm -y "timelapse.webm"
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Why RAW is your "digital negative"

I had this post in mind for quite a long time now. RAW files are currently viewed as “your digital negative”. Let’s see how you can “develop” your RAW files to get many different results from a single shot.

Tools I use for my photography elaboration with Linux are:

Other tools I don’t use daily, but I should take a look at:

Now, to the images!

Original shot

This is the original shot, as converted by Canon algorithms (RAW embedded preview)

UFraw development

UFraw mostly “auto” settings

UFraw “my” settings

UFraw with more “washed out” (less saturated, light color cooler) look

Luminance HDR (aka QTpfsGUI)

These are “HDR from single file” exports from QTpfsGUI 1.9.3 (project is now named Luminance HDR).

Reinhard ’02, key 0.18, phi 1, pregamma 1

Reinhard ’05, brightness 4, chromatic adaptation 1, light adaptation 0, pregamma 1

Mantiuk, contrast mapping 0.1, saturation factor 0.8, detail factor 1, pregamma 1

Mantiuk, contrast mapping 0.1, saturation factor 0.8, detail factor 1, pregamma 1.7

Fattal, alpha 0.1, beta 0.8, saturation 1, noise redux 0.582, pregamma 1

Fattal, alpha 0.1, beta 0.814, saturation 1, noise redux 0.682, pregamma 1.2

Fattal, alpha 0.1, beta 0.814, saturation 1, noise redux 0.682, pregamma 1.4

Fattal, alpha 0.102, beta 0.932, saturation 1, noise redux 1, pregamma 1.6

Digital has almost the same options than analog, just give it a try!

Appunti su bianco e nero digitale con Photoshop

Profili colore

  • Embedded nell’immagine
  • Gamut: numero di colori disponibili nello spazio colore
  • Profili comuni:
    • ProPhoto RGB > Adobe RGB > ColorMatch > sRGB (in ordine di ampiezza del gamut)
    • ProPhoto è il più ampio, ma non tutte le macchine lo supportano
    • Adobe RGB è il favorito
    • ColorMatch si può usare come editing space, gamut intermedio, aiuta a ridurre i problemi con colori troppo saturi in Adobe RGB e rende migliori i toni della pelle. E’ preferito da alcune “fine print” per la stampa in b/n. (monitor impostato a D50, gallery flood lamp)
    • sRGB per il web

Calibrare il monitor

  • Ogni 2-4 settimane
  • Meglio con hardware esterno
  • 6500k / 2.2gamma per Adobe RGB

Profili colore in PS

  • per il bianco e nero:
    • 2.2 gamma per Adobe RGB
    • 1.8 gamma per ProPhoto e ColorMatch

Istogrammi

  • Rappresentano la distribuzione della luce nella foto
  • Quando arrivano in cima (a fondo scala) i dettagli rimangono fuori – particolarmente importante nelle ombre (che diventano rumorose) e nelle luci (che diventano bianco puro)
  • Gli estremi destro e sinistro dell’istogramma dovrebbero essere a zero, questo significa che il range dinamico della foto è tutto all’interno del range percepibile dal sensore
  • Nella fotografia digitale si espone per le alte luci (toni chiari), in modo da salvare i dati presenti e non farli svanire nel bianco 255

Posterization

  • Succede quando si perde informazione digitale
  • Appare come una serie di “bande” nelle sfumature di colore
  • Nell’istogramma appaiono una serie di spike

Cos’è un’immagine HDR?

Attenzione! Questa pagina è dedicata all’utilizzo di personale civile non qualificato e, pertanto, non contiene:

  • Equazioni
  • Formule
  • Termini astrusi
  • La parola logaritmico

Se siete ingegneri, fisici o matematici, temo che rimarrete molto delusi e faticherete a seguire la spiegazione. Ci sono documenti che spiegano tutta la parte tecnica, basta cercarli con un qualsiasi motore di ricerca.

Questa spiegazione è destinata a esseri umani e, in particolare, fotografi senza conoscenze di matematica, fisica, illuminotecnica o altro!

Prima di tutto HDRI significa High Dynamic Range Imaging e cioè creazione e gestione di immagini con un alto Dynamic Range.
Cos’è il Dynamic Range? È, in soldoni, la differenza di luminosità tra il punto più luminoso ed il meno luminoso in una scena.

Chiariamo subito le idee con un banale esempio: vi è mai capitato di voler scattare una foto ad una stanza illuminata da una bella finestra? Se vi è capitato, sarete rimasti male per uno di questi due motivi:

  • La stanza è esposta correttamente, ma il bel panorama che si vede dalla finestra è stato cancellato da una pozza di bianco: la finestra è sovraesposta
  • La stanza è molto scura o totalmente buia, sottoesposta, però il panorama fuori dalla finestra è esposto correttamente

Eppure guardando la scena ad occhio nudo potete distinguere sia la stanza che il panorama contemporaneamente!

Questo accade perché le macchine fotografiche digitali e le pellicole sono in grado di catturare un Dynamic Range molto inferiore rispetto a quello che è in grado di coprire l’occhio umano.L’HDRI serve a creare delle immagini che siano il più possibile vicine al reale quantitativo di luminosità presente in una determinata scena. L’applicazione pratica alla fotografia prevede le seguenti operazioni:

  1. Montare la macchina su un bel cavalletto solido
  2. Impostare un’apertura adatta a catturare la scena
  3. Misurare l’esposizione (l’ideale sarebbe un esposimetro spot, ma è possibile farlo anche usando una focale lunga e puntando la macchina) nel punto più luminoso e in quello più in ombra della scena; segnandosi i tempi per l’apertura scelta
  4. Iniziare a scattare dall’esposizione minore (quella del punto più luminoso) a quella maggiore (quella del punto meno luminoso) ad intervalli di uno o due stop. Ad esempio, se l’esposizione del punto più luminoso è di 1/1000 andrete a 1/1000, poi 1/250, poi 1/60, poi 1/15 e via di seguito fino ad arrivare all’esposizione corretta per il punto meno luminoso.
  5. Importare le immagini in un tool per la creazione di HDRI.
  6. Esportare per la stampa (consigliato) oppure esportare per la visualizzazione a video (via Tone Mapping)

Per chiarire le idee, cosa c’è di meglio di qualche immagine? Su luminous-landscape.com c’è un bel tutorial sull’HDR: guardate solo le immagini!, basteranno per chiarire il tutto. Per approfondire l’argomento potete leggere la pagina di Wikipedia sull’HDR (se masticate l’inglese, quella in inglese è un po’ più polposa) oppure questa interessante FAQ (in inglese, sempre).

Guida a come scegliere una macchina fotografica digitale

Ho deciso di scrivere questa guida alcuni anni fa, in risposta alle domande più frequenti (e alle domande meno frequenti, ma più importanti) che leggevo su IRC e su vari forum.

Come scegliere una fotocamera digitale? Quali sono i parametri da considerare, prima di comprare uno di questi gioielli della tecnologia? In questa breve guida vedremo di esaminare alcune delle cose più importanti.

Sicuramente, se state pensando di comprare una macchina digitale, nella vostra mente si affolleranno un mucchio di concetti con cui siete poco familiari e che servono, appunto, a confondervi le idee per farvi comprare cose di cui non avete assolutamente bisogno: Megapixel, zoom ottico, zoom digitale, sensibilità ISO, bilanciamento del bianco… cercheremo di spiegare tutto, ma soprattutto chiariremo la cosa più importante, che probabilmente in questo momento di sconforto sarà relegata in un angolino della vostra mente, sepolta da tutto il marketing: la macchina farà belle foto?

Farà belle foto?

La questione centrale della scelta di una macchina fotografica, che va al di là di qualsiasi tipo di parametro tecnico è: la macchina farà belle foto? Certo, questo non dipende solo dalla macchina ed è un parametro fortemente soggettivo, ma avere un’idea di quel che si può ottenere è molto, molto importante per non rimanere delusi da un acquisto fatto alla cieca.

Come si fa a sapere se una determinata macchina farà foto che ci piacciono? Esistono, in sostanza, due metodi: il primo è provare la macchina, ma nella maggior parte dei casi è difficilmente praticabile. Il secondo, invece, è più comodo e potete metterlo in pratica direttamente da dove siete ora: basterà cercare immagini scattate con una determinata macchina per trovare numerosi esempi.

In particolare, cercando su un motore di ricerca con la parola chiave site:pbase.com potrete restringere la ricerca al sito http://www.pbase.com, un database di migliaia di scatti in cui è possibile ricercare per
macchina utilizzata, marca, pellicola e molto altro.

Ad esempio, se fossimo interessati ad una Canon PowerShot S95, potremmo cercare "PowerShot S95"
site:pbase.com
(notare le virgolette che permettono di cercare solo la stringa precisa e non le singole parole) ed ottenere questi risultati. E` anche possibile effettuare la ricerca
per immagini, ad esempio utilizzando la stringa di ricerca "PowerShot S95" sample image che darà direttamente i link alle foto.

Per migliorare i risultati, potete selezionare la ricerca delle sole immagini Grandi, così vedrete direttamente il file originale salvato dalla macchina fotografica, con tutti i dettagli.

Questo servirà ad avere un’idea dei risultati che potremo ottenere con una determinata macchina fotografica. Ma come fare a restringere la scelta a poche macchine? Iniziamo con lo stabilire quali sono i parametri importanti.

Premessa importante sui Megapixel

Mentre il parametro ufficiale per giudicare la qualità di una macchina fotografica digitale sembra essere il MegaPixel, in realtà questo parametro non influenza direttamente la qualità finale dell’immagine, soprattutto se questa viene visualizzata a video. Per esempio, le informazioni registrate da una macchina a 5mp sono ampiamente sufficienti a stampare nel classico formato 10×15.

Riporto la tabella presente sul sito del servizio di stampa online di Fujifilm. Sono riportate le altezze e larghezze consigliate:

Formato di stampa Altezza Pixel Larghezza Pixel Megapixel
10×13 1.200 1.600 1.9
10×15 1.200 1.800 2.2
11×14 1.200 1.600 1.9
11×15 1.800 2.400 4.3
11×16 1.200 1.800 2.2
12×16 1.500 2.000 3.0
12×18 1.500 2.250 3.4
13×17 1.500 2.000 3.0
13×18 1.500 2.000 3.0
13×19 1.500 2.250 3.4
15×20 1.800 1.350 2.4
15×23 1.800 2.700 4.9
20×27 2.400 3.200 7.7
20×30 2.400 3.600 8.6
23×30 2.400 3.200 7.7
30×40 2.400 3.200 7.7
30×45 2.400 3.600 8.6

Come potete vedere, una macchina da 8Mpixel sarà necessaria solo se dovete ottenere stampe di ottima qualità in grande formato (30x45cm).

Approcci alla scelta di una macchina

Secondo la mia esperienza, ci sono due approcci possibili:

  • Approccio top-down: si esaminano tutte le macchine in una determinata fascia di prezzo e si sceglie quella che offre il miglior rapporto qualità-prezzo (secondo i parametri che vedremo più avanti)
  • Approccio ground-up: si stabiliscono alcuni attributi minimi; si ricercano tutte le macchine che rispondono a tali attributi minimi e successivamente si sceglie quella con il miglior rapporto qualità-prezzo

I parametri in base a cui scegliere

Il primo parametro in base al quale scegliere, come abbiamo già accennato, è la qualità delle foto prodotte. Se la qualità delle foto non vi piace, non sarà di nessuna consolazione sapere che la macchina ha un super-zoom da 400mm!

Vediamo un piccolo elenco di parametri di cui un negoziante non vi parlerà mai, ma che sono piuttosto importanti per un buon acquisto:

  • Qualità delle foto (di cui abbiamo già parlato)
  • Grandezza fisica del sensore (pixel density)
  • Qualità dell’ottica
  • Shutter lag e tempi di startup
  • Qualità del corpo, ergonomia, comodità dei comandi

Queste cose difficilmente saranno scritte sulla brochure di una macchina; vediamo, una per una, che cosa significano e perché è importante tenerne conto.

Grandezza fisica del sensore

Dalla grandezza fisica (dimensioni) del sensore dipendono sia la qualità dell’immagine che, in parte, le lunghezze
focali che si avranno a disposizione. Un sensore più grande, a parità di risoluzione, permette di avere meno rumore, una miglior resa dei colori e definizione dei contorni. Infatti la zona di sensore dedicata a recepire la luce per un singolo pixel dell’immagine sarà più grande e si avrà un miglior rapporto segnale-rumore. Dividendo i megapixel per l’area del sensore si ottiene la pixel density, cioè la quantità di pixel per millimetro quadrato: come regola generale, minore sarà tale valore, migliore sarà la qualità del sensore (ma ricordate che il miglior modo per giudicare è vedere foto fatte con quella macchina!!).

Come si relaziona la grandezza del sensore con la lunghezza focale? La maggior parte degli obiettivi per macchine reflex è costruita per macchine fotografiche tradizionali, dette 35mm dalla dimensione del fotogramma che viene impressionato quando si scatta una foto (24x36mm). Il sensore delle macchine digitali, tranne per le macchine dette Full Frame, è più piccolo del normale fotogramma a pellicola. E` come se invece di vedere tutta la foto, ne ritagliaste una parte, come è possibile vedere su Wikipedia (in inglese). Il rapporto tra il formato 35mm ed il formato del sensore della macchina digitale viene comunemente definito Crop Factor; ad esempio il rapporto tra un 24×36 e un 19×29 è circa 1.6.

Ad oggi, tutte le macchine digitali compatte vengono commercializzate con i dati relativi alla lunghezza focale equivalente al 35mm, ma questo parametro andrà valutato nel caso di macchine reflex.

A causa di questo, è abbastanza raro trovare macchine compatte con buoni obiettivi grandangolari (angolo di ripresa molto ampio), in compenso è facile trovare lunghezze focali massime equivalenti a 400mm e oltre (teleobiettivi).

Qualità dell’ottica

La maggior parte delle macchine digitali compatte viene prodotta da famosi brand della fotografia (es. Canon, Nikon, etc) che, grazie all’esperienza ed alle conoscenze di cui dispongono, riescono a fornire ottiche di qualità accettabile un po’ su tutta la gamma delle compatte.

Altri marchi ricorrono a nomi importanti, come Zeiss, per la progettazione, ma non per la costruzione: così è possibile scrivere ottiche Zeiss sulla scatola, anche se la qualità è solo in parte quella Zeiss…! ;)
Giudicare la qualità di un’ottica non è facile: su Internet è pieno di maniaci di questi test, basta cercare! Per quel che mi riguarda, la qualità dell’ottica influisce sulla prova principale che la macchina deve superare e di cui abbiamo già parlato, la prova-foto: se le foto fatte con quell’ottica vi piacciono, la qualità è adeguata a quel che volete ottenere. Non avete bisogno d’altro!

Shutter lag e tempi di startup

Lo Shutter Lag altro non è che il ritardo tra la pressione del tasto e loscatto vero e proprio. Non bisogna confondersi con il tempo d’esposizione! Ecco le fasi più importanti di uno scatto:

  • Pressione del tasto di scatto, la macchina si accorge della pressione (1)
  • Messa a fuoco
  • Calcolo di apertura ed esposizione
  • Calcolo del bilanciamento del bianco
  • La macchina apre l’otturatore (2)
  • Esposizione
  • La macchina chiude l’otturatore (3)

Le fasi che vanno da 1 a 2 riguardano lo shutter lag, mentre da 2 a 3 si parla tempo d’esposizione.

Sebbene possa sembrare un parametro quasi ininfluente, nell’utilizzo quotidiano è uno dei maggiori problemi per gli utenti di macchine digitali compatte; non è raro sentirsi dire “ma io avevo scattato al momento giusto!!!”. Con lo shutter lag c’è poco da fare; è possibile cambiare alcune impostazioni o adottare la tecnica del Pre-Focus, ma un ritardo di uno o due decimi di secondo rimarrà sempre… e non è un ritardo da poco, quando si scattano foto a bambini scatenati, animali o foto sportive.

Alcuni siti riportano lo shutter lag delle varie macchine, ma i dati riguardanti questo fenomeno possono essere forniti in tanti modi, ad esempio è possibile trovare mischiati i dati relativi allo shutter lag con e senza pre-focusing (messa a fuoco, calcolo
dell’apertura, tempi, bilanciamento del bianco, etc).

L’unico modo per rendersi veramente conto del ritardo è provare la macchina di persona.

I tempi di startup possono variare da macchina a macchina: molte delle compatte richiedono alcuni secondi tra l’accensione ed il momento in cui sono pronte a scattare, mentre le DSLR (Digital Single-Lens Reflex, macchina fotografica digitale reflex) sono pronte appena accese. Anche questo fattore può condizionare pesantemente l’utilizzo della macchina: ci sono alcuni momenti irripetibili (qualcuno ha detto i primi passi?) che andranno persi a causa di questi ritardi!

Qualità del corpo, ergonomia, comodità dei comandi

Un altro elemento spesso sottovalutato da chi, alle prime armi, si trova a voler comprare una macchina digitale è quello della comodità: le macchine digitali, essendo slegate dalla tipica struttura di una macchina reflex, sono state costruite in molti modi e forme differenti, spesso guidati più dalla moda e dal design che dall’effettiva usabilità dello strumento.

La macchina fotografica, però, è uno strumento della vostra creatività e per essere utilizzato al meglio dovrete trovarvi bene con esso: poter impugnare agevolmente la macchina e raggiungere i controlli più importanti sono i requisiti minimi!

Purtroppo, le macchine compatte tendono ad avere pochi comandi manuali facilmente raggiungibili ed a nascondere le impostazioni nei vari menu: se volete avere il controllo totale dell’immagine, diffidate dalle macchine con pochi tasti! Se, al contrario, preferite qualcosa di più automatizzato, dovrete giudicare dalle foto (come abbiamo già detto e ripetuto) i risultati ottenibili in modalità automatica.

Glossario Fotografia: Crop Factor

Il crop-factor è il valore del rapporto tra la dimensione del fotogramma 35mm classico (36x24mm) e quella del sensore della macchina.

Ad esempio il crop factor di un sensore 29x19mm è di circa 1.6:

(24 * 36) / (19 * 29) = 1.568 

Questo parametro influisce sull’angolo di ripresa dell’obiettivo (essendo minore l’area del sensore, sarà minore anche l’angolo di ripresa): mentre su una macchina a pellicola un obiettivo 50mm ha un angolo di ripresa di circa 45°, su una macchina digitale con crop-factor di 1.6 l’angolo sarà di circa 28° (45 / 1.6), il che equivale all’incirca all’area coperta da un obiettivo 80mm (50 * 1.6) su una macchina a pellicola.

Una spiegazione più esaustiva è disponibile su Wikipedia (in inglese).