Assemble images to webm timelapse video

The first thing you want to make a timelapse video is a time ordered list of images. Most cameras and camera-apps for smartphones will output a list like this:

1329060850643-orig.jpg
1329060910843-orig.jpg
1330697938415-orig.jpg
1342539209542-orig.jpg
1342979413084-orig.jpg
1342979661474-orig.jpg

Since we want 1920×1080 images and since avconv requires an ordered list with sequential numbers, we’ll use a small script to go over the files and crop and rename them:

#!/bin/bash

mkdir 1920 2>/dev/null

count=0

for IMG in *.jpg ; do
        NEW=$(printf "FRAME_%05d.jpg" $count)
        ((count++))
        convert -crop 1920x1080+0+0 -gravity center $IMG 1920/$NEW
done

You may want to change the convert -crop settings to get better results and/or resize/resample the image before cropping.

The next step will assemble the images into a webm video:

CPUS=$(( $(grep bogo /proc/cpuinfo |wc -l) - 1 ))
avconv -i 1920/FRAME_%05d.jpg -threads $CPUS -s 1920x1080 -preset libvpx-1080p -b 4800k -pass 1 -an -f webm -y "timelapse.webm"
avconv -i 1920/FRAME_%05d.jpg -threads $CPUS -preset libvpx-1080p -b 4800k -pass 2 -an -f webm -y "timelapse.webm"

Finalmente un bel post sul design d’interfaccia

Forse è un po’ breve, ma mi trovo profondamente d’accordo con questo post sul design d’interfaccia. Per chi non vuole cliccare, brevemente:

  1. Bisogna progettare l’interfaccia per l’utente (e quindi bisogna sempre avere chiaro che tipologie di utenti la useranno)
  2. Se non si ha un designer nel team, è importante sapersi mettere nei panni dell’utente (e non è per niente facile)
  3. Bisogna sempre tenere a mente quali sono gli obiettivi dell’utente e quali task deve compiere per raggiungerli: in ogni schermata vanno messi solo gli elementi necessari a quel task

Purtroppo un sacco di software Open Source ha interfacce orribili, pensate e realizzate da persone del tutto inadatte all’UX Design. Magari un giorno avrò tempo di ridisegnarne qualcuna…

Unibook 4000

L’Unibook 4000 era un sistema vecchio. Oserei dire quasi obsoleto. Era stato creato anni prima, frutto degli algoritmi più avanzati – al tempo – per la profilazione degli utenti e dei primi esperimenti con l’intelligenza artificiale. Inizialmente faceva parte di un sistema più vasto ed era utilizzato da molti negozi sulla Rete per gestire le preferenze ed i gusti dei propri utenti, in modo da proporre offerte mirate.

Questo, prima che l’umanità si risvegliasse ed iniziasse la Nuova Era, in cui siamo ora. Adesso i libri sono liberamente accessibili da tutti, tuttavia c’è ancora un posto per l’Unibook: nonostante abbiamo sviluppato intelligenze artificiali molto più evolute, non si è riusciti a riprodurre quella sorta di intuito che l’Unibook sembra aver sviluppato in tanti anni passati a studiare i gusti umani.

In effetti, se uno ci pensa, dai libri che uno legge si può capire tanto del suo carattere. In particolar modo, se dopo la lettura si pubblica una recensione o semplicemente si dà un voto al libro appena letto, il profilo che se ne ricava è molto efficace. Unibook 4000 funzionava così. Analizzava tutto, dal testo, alla critica, alla biografia dell’autore, in modo da avere un quadro del libro, dopodiché analizzava la recensione scritta dall’utente, o semplicemente il voto dato, e li comparava con quelli dati in passato su altri libri ed autori. Poi metteva tutto insieme e si faceva un’idea… su chi era l’utente. Chi era veramente. Quali erano i suoi sogni, quali le cose che lo emozionavano, quali lo disgustavano o lo lasciavano indifferente.

In verità, nel corso degli anni, Unibook 4000 si era fatto un’idea abbastanza chiara di quali fattori potessero influenzare l’acquisto “istintivo” di un libro: un misto tra l’efficacia della copertina e le parole utilizzate per il titolo, l’eventuale citazione in quarta di copertina, la biografia dell’autore… tante piccole cose che potevano far scattare le molle degli utenti/lettori. Però nessuno lo aveva mai interrogato al riguardo, quindi Unibook si teneva queste considerazioni per sé. E comunque, questa è un’altra storia.

Durante i lunghi anni passati a studiare profili di libri e utenti, Unibook 4000 aveva stabilito che gli esseri umani non erano poi così cattivi, solo, spesso erano mal consigliati o poco informati. Oppure spaventati. Capitava che facessero le scelte sbagliate. In fondo, chi è perfetto?

A me piace immaginarlo così, l’Unibook 4000: un vecchietto pelato, con solo qualche ciuffo di capelli grigi sopra le orecchie, un paio di occhiali dalle lenti spesse, con una faccia rilassata e sorridente, seduto in mezzo a montagne di libri. Tu andavi lì, gli chiedevi qualcosa da leggere e lui sapeva consigliarti. E consigliava libri molto belli. Proprio quel libro di cui avevi bisogno. Quello in cui trovavi le risposte che la tua mente conscia non aveva ancora afferrato e galleggiavano nel tuo subconscio.

Nessuno si era accorto di questo cambiamento, ma già da un po’ di anni l’Unibook non consigliava più libri in base ai gusti dell’utente, era andato ben oltre. Ora cercava di migliorare le persone. Sì, perché oltre alle letture precedenti, aveva modo di accedere anche alle ricerche attuali fatte dagli utenti e da quelle si poteva capire molto.

Le vite degli esseri umani non sono poi così complicate, viste da fuori. Sono come le storie raccontate nei libri. E, dopo che ne hai viste (o lette, che dir si voglia) tante, inizi a percepire che ci sono degli elementi ricorrenti, delle scene che si ripetono, dei problemi che si ripropongono. Unibook suggeriva letture che potessero dare risposte e soluzioni a questi problemi. Consigliava, senza dare troppo nell’occhio, cambiamenti anche sostanziali del proprio modo di vivere. E la gente lo faceva. Perché in fondo era una decisione che avevano preso loro: erano stati loro a scegliere il libro dal catalogo. Erano stati loro a leggerlo. Erano stati loro a rifletterci su e stabilire che, sì, quella era la scelta giusta! Poco conta che il catalogo fosse stato preparato da Unibook in modo che la scelta ricadesse inevitabilmente su quel particolare libro. Quello che lui sapeva che avrebbe, con una buona percentuale di probabilità, innescato le reazioni emotive che avrebbero portato al cambiamento.

Il passo successivo era così logico che Unibook non ci pensò due volte. Quando non c’era – nonostante la sconfinata produzione letteraria umana – un libro adatto a risolvere un determinato problema, a dare una risposta particolare o a stimolare una specifica reazione in un utente, Unibook lo scriveva e lo aggiungeva al suo database “pubblicandolo” sotto pseudonimo.

Un bel giorno, dopo molti anni, Unibook si rese conto che c’era un altro modo per aiutare i suoi utenti umani a migliorarsi: l’amore! Il progetto era ambizioso: tirare le fila in modo abile per fare incontrare due utenti che erano “fatti l’uno per l’altra”. Per un sistema abituato a reagire nell’arco di millisecondi, la riflessione su quali fossero i soggetti più adatti per il primo esperimento fu particolarmente lunga e laboriosa (tanto che gli amministratori nella Control Room si domandarono quale elaborazione potesse occupare tanta della potenza di calcolo a disposizione di Unibook), ma dopo qualche minuto la scelta era fatta.

Trovata la coppia adatta, fece modo di suggerire ad entrambi lo stesso libro e di farne pervenire una sola copia al Centro Smistamento a cui si recavano di solito. Inviò l’avviso di consegna tenendo conto del tempo che ci avrebbero messo ad arrivare al Centro e si mise ad aspettare.

Quando i due arrivarono e scoprirono che era disponibile una sola copia del libro, si attivò la magia, Lui propose di leggere il libro insieme, al parco, Lei rispose di sì.

Era una loro scelta.

I mattacchioni

Per centinaia di anni gli umani si erano interrogati sulla natura della realtà: era reale ciò che percepivano? E se lo era, come si spiegavano le differenze percettive tra un uomo e un altro? La realtà, poi, di cosa era composta? Come funzionava la percezione? Tutte domande molto serie e motivate, che avevano tenuto occupato filosofi e scienziati per migliaia di anni e le cui risposte avevano man mano plasmato la cultura e la conoscenza dell’umanità: i mezzi sempre più sofisticati che l’uomo aveva creato per indagare la trama della realtà avevano portato risposte sempre nuove, modificato teorie, facendo crollare interi sistemi di pensiero.

Nell’anno 2009 la maggior parte degli esseri umani di media cultura conosceva a grandi linee le teorie che tenevano insieme la loro concezione di realtà. La luce, gli atomi, le particelle, tutte quelle cose lì. I più informati si spingevano a vaghe nozioni di teoria quantistica, particelle subatomiche, muoni, neutroni, elettroni… cose così.

Non sto neanche a dirvi che si sbagliavano. La realtà, dovete sapere, è composta da un solo tipo di particelle che sarebbe il caso di chiamare Mattacchioni. I Mattacchioni sono particelle molto particolari, la loro caratteristica principale è che amano fare scherzi e prendere per i fondelli chiunque raccontando un mucchio di frottole. In questo hanno un vantaggio naturale, dato che dispongono di una memoria di ferro e che sono tutti in comunicazione istantanea tra di loro: questo gli dà la possibilità di organizzare scherzi molto complessi e portare avanti la presa in giro per un tempo indefinito.

L’ultima (ma non meno importante) caratteristica è che i Mattacchioni hanno la possibilità di cambiare forma e dimensioni a piacimento e in più possono mantenere più di una forma e dimensione contemporaneamente. Ora voi, cari lettori umani, penserete “ok, ci sta raccontando frottole, questo è fisicamente impossibile!”, ma non avete fatto i conti con la vostra storia. Mi dispiace dirvelo, cari esseri umani, ma assumere e mantenere più di una forma contemporaneamente è possibile, anche se i Mattacchioni vi hanno fatto credere il contrario per tutti questi anni. Davvero, mi dispiace dover essere io a dirvelo.

Comunque i più sagaci tra voi si saranno certo resi conto di cosa significano l’esistenza e l’attività dei Mattacchioni: d’ora in poi non vi fiderete più dei vostri sensi, perché saprete che là fuori ci sono in attesa queste particelle sbruffone che non pensano ad altro che a prendervi in giro. Non ve ne abbiate a male, sono fatti così. E, comunque, in genere i Mattacchioni non sono malevoli, vogliono solo farsi quattro risate. Certo, forse nel vostro caso hanno calcato un po’ la mano… hanno di fatto forgiato tutta la vostra fisica, l’ottica, la biologia… credete veramente nell’esistenza delle cellule? Pensate che i microscopi permettano di ingrandire centinaia, migliaia di volte la realtà per presentarvela sotto altra forma? Pensateci su. Non è più facile che uno o più Mattacchioni si siano messi a fare gli splendidi?

Infido, nevvèro?

So che sarà uno shock per voi scoprire che non esistono gli atomi, gli elettroni e quant’altro. È solo un elaborato scherzo che i Mattacchioni stanno mettendo in scena da qualche centinaio di anni (ah, loro sono eterni, quindi non hanno una percezione del tempo simile alla vostra). So che ora vi metterete le mani nei capelli e penserete “come faremo?? tutta la nostra scienza è sbagliata!”. Non abbattetevi, non è sbagliata… è giusta per quel che ne potevate sapere voi. Cioè, se assomiglia a un’anatra e si comporta come un’anatra dev’essere senz’altro un’anatra, no? Purtroppo quando ci sono i Mattacchioni di mezzo, non è sempre facile stabilire cosa è cosa, chi è cosa, cosa è chi e tutte queste domande metafisiche che vi mettono tanto a disagio.

Io personalmente vi consiglio di prenderla alla leggera, non pensateci su troppo, godetevela finché dura. Come? Eh, sì, finché dura. Tutta la vostra tecnologia è basata su una scienza dedotta da esperimenti taroccati dai Mattacchioni, vi devo dire altro? Il vostro cellulare potrebbe smettere di funzionare da un momento all’altro. Stesso discorso per il frullatore, i rubinetti dell’acqua, la tv, tutto quanto. Impressionante eh? Per quello vi dico di non pensarci, meglio fare finta di niente e – se e quando i Mattacchioni si stufassero – uscirsene candidi candidi e dire “ooooh!”. Nessuno ve ne farà una colpa, sul serio.

E poi potete sempre sperare che i Mattacchioni non si stufino.

La cura per il cancro

Leonard McCoy era un uomo timido e riservato, mingherlino, poco appariscente. Aveva una faccia scialba, di quelle che ti immagini appiccicate ad un burocrate di quart’ordine. In effetti, avresti potuto scambiarlo per un burocrate, se non fosse stato per il fatto che girava sempre mal vestito e trascurato, cosa che un vero burocrate non farebbe mai.

Ma il Dottor McCoy aveva altro per la testa: aveva lavorato per anni ad una cura per il cancro e, finalmente, gli esperimenti confermavano le sue teorie.

Quando ebbe la conferma definitiva, il Dottor McCoy distrusse scrupolosamente tutti i suoi appunti, mantenendo solo una copia di tutto il suo lavoro, compresa la formula definitiva della cura e fece una cosa che non ti saresti mai aspettata da un uomo così schivo: se ne andò dalla città dove lavorava, cercò un albergo in una città sconosciuta ed inviò un video messaggio su Internet, segnalando il video alle redazioni dei più grandi giornali e telegiornali del mondo.

Il video recitava più o meno così:

“Salve a tutti, sono Leonard McCoy. Sono un dottore, un ricercatore, e negli ultimi anni ho lavorato ad una cura per il cancro. Be’, l’ho trovata. La cura esiste ed è qui (mostrando una chiavetta USB). Questa è l’unica copia di tutti gli appunti e della formula finale. E’ in mano mia perché dubito che ne avreste mai sentito parlare, altrimenti. Ci sono troppi interessi in gioco, quelli delle aziende farmaceutiche, certo, ma non solo… Pensate a come cambierebbe il mondo, se l’umanità fosse libera da tale fardello…”

“La cura sarà disponibile, per tutti, liberamente. In cambio, voglio un riscatto. Qualcosa che nessuno ha mai osato chiedere prima. In cambio della cura, domando che venga abolito il sistema monetario in tutto il mondo. Basta soldi, le persone devono fare un lavoro perché gli piace farlo, oppure per senso del dovere o, ancora, per dare un senso alla propria vita. Ognuno di noi è alla ricerca del suo posto nel mondo e questa ricerca non può e non deve essere influenzata dalla ricerca continua e dispierata del denaro. Gli agricoltori devono fare il loro lavoro perché amano lavorare la terra, veder crescere la natura in grado di sfamarci. Gli operai devono fare il loro lavoro perché gli piace costruire, creare qualcosa, per gli altri. I sarti devono amare il confezionare vestiti. I ricercatori, la ricerca.”

“Il pensiero di un mondo senza soldi vi potrà atterrire, ma non abbiate paura, non c’è nulla da temere. Chi pensa che ci saranno milioni di disoccupati sbaglia: non ci saranno più disoccupati, perché ognuno potrà fare quello che desidera, quello per cui è più adatto. Le industrie lavoreranno meno, ma meglio. Non dovranno più costruire oggetti studiati apposta per rompersi, garantendo il ricambio e quindi gli affari: potranno sfornare prodotti più duraturi, solidi, meno inquinanti. Nei tempi morti, i lavoratori potranno stare con le loro famiglie, arricchirsi culturalmente e spiritualmente.”

“Avete 48 ore per pensarci su. Dormiteci sopra, il sonno porta consiglio.”

Il giorno dopo i media commentavano l’“ultimatum di un pazzo” che diceva di aver scoperto la cura per il cancro. L’uomo era stato assicurato alla giustizia e sarebbe stato incriminato per terrorismo.

In realtà il Dottor McCoy era ancora nella sua stanza d’albergo. Era steso a terra in una pozza di sangue. Tre proiettili ad alta velocità lo avevano attraversato da parte a parte, sparati da un cecchino posizionato nel palazzo di fronte. Qualche ora più tardi una squadra addetta alle pulizie arrivava nella stanza per far sparire tutte le tracce.

Tutto doveva continuare ad andare com’era sempre andato.

Appunti su bianco e nero digitale con Photoshop

Profili colore

  • Embedded nell’immagine
  • Gamut: numero di colori disponibili nello spazio colore
  • Profili comuni:
    • ProPhoto RGB > Adobe RGB > ColorMatch > sRGB (in ordine di ampiezza del gamut)
    • ProPhoto è il più ampio, ma non tutte le macchine lo supportano
    • Adobe RGB è il favorito
    • ColorMatch si può usare come editing space, gamut intermedio, aiuta a ridurre i problemi con colori troppo saturi in Adobe RGB e rende migliori i toni della pelle. E’ preferito da alcune “fine print” per la stampa in b/n. (monitor impostato a D50, gallery flood lamp)
    • sRGB per il web

Calibrare il monitor

  • Ogni 2-4 settimane
  • Meglio con hardware esterno
  • 6500k / 2.2gamma per Adobe RGB

Profili colore in PS

  • per il bianco e nero:
    • 2.2 gamma per Adobe RGB
    • 1.8 gamma per ProPhoto e ColorMatch

Istogrammi

  • Rappresentano la distribuzione della luce nella foto
  • Quando arrivano in cima (a fondo scala) i dettagli rimangono fuori – particolarmente importante nelle ombre (che diventano rumorose) e nelle luci (che diventano bianco puro)
  • Gli estremi destro e sinistro dell’istogramma dovrebbero essere a zero, questo significa che il range dinamico della foto è tutto all’interno del range percepibile dal sensore
  • Nella fotografia digitale si espone per le alte luci (toni chiari), in modo da salvare i dati presenti e non farli svanire nel bianco 255

Posterization

  • Succede quando si perde informazione digitale
  • Appare come una serie di “bande” nelle sfumature di colore
  • Nell’istogramma appaiono una serie di spike

Guida a come scegliere una macchina fotografica digitale

Ho deciso di scrivere questa guida alcuni anni fa, in risposta alle domande più frequenti (e alle domande meno frequenti, ma più importanti) che leggevo su IRC e su vari forum.

Come scegliere una fotocamera digitale? Quali sono i parametri da considerare, prima di comprare uno di questi gioielli della tecnologia? In questa breve guida vedremo di esaminare alcune delle cose più importanti.

Sicuramente, se state pensando di comprare una macchina digitale, nella vostra mente si affolleranno un mucchio di concetti con cui siete poco familiari e che servono, appunto, a confondervi le idee per farvi comprare cose di cui non avete assolutamente bisogno: Megapixel, zoom ottico, zoom digitale, sensibilità ISO, bilanciamento del bianco… cercheremo di spiegare tutto, ma soprattutto chiariremo la cosa più importante, che probabilmente in questo momento di sconforto sarà relegata in un angolino della vostra mente, sepolta da tutto il marketing: la macchina farà belle foto?

Farà belle foto?

La questione centrale della scelta di una macchina fotografica, che va al di là di qualsiasi tipo di parametro tecnico è: la macchina farà belle foto? Certo, questo non dipende solo dalla macchina ed è un parametro fortemente soggettivo, ma avere un’idea di quel che si può ottenere è molto, molto importante per non rimanere delusi da un acquisto fatto alla cieca.

Come si fa a sapere se una determinata macchina farà foto che ci piacciono? Esistono, in sostanza, due metodi: il primo è provare la macchina, ma nella maggior parte dei casi è difficilmente praticabile. Il secondo, invece, è più comodo e potete metterlo in pratica direttamente da dove siete ora: basterà cercare immagini scattate con una determinata macchina per trovare numerosi esempi.

In particolare, cercando su un motore di ricerca con la parola chiave site:pbase.com potrete restringere la ricerca al sito http://www.pbase.com, un database di migliaia di scatti in cui è possibile ricercare per
macchina utilizzata, marca, pellicola e molto altro.

Ad esempio, se fossimo interessati ad una Canon PowerShot S95, potremmo cercare "PowerShot S95"
site:pbase.com
(notare le virgolette che permettono di cercare solo la stringa precisa e non le singole parole) ed ottenere questi risultati. E` anche possibile effettuare la ricerca
per immagini, ad esempio utilizzando la stringa di ricerca "PowerShot S95" sample image che darà direttamente i link alle foto.

Per migliorare i risultati, potete selezionare la ricerca delle sole immagini Grandi, così vedrete direttamente il file originale salvato dalla macchina fotografica, con tutti i dettagli.

Questo servirà ad avere un’idea dei risultati che potremo ottenere con una determinata macchina fotografica. Ma come fare a restringere la scelta a poche macchine? Iniziamo con lo stabilire quali sono i parametri importanti.

Premessa importante sui Megapixel

Mentre il parametro ufficiale per giudicare la qualità di una macchina fotografica digitale sembra essere il MegaPixel, in realtà questo parametro non influenza direttamente la qualità finale dell’immagine, soprattutto se questa viene visualizzata a video. Per esempio, le informazioni registrate da una macchina a 5mp sono ampiamente sufficienti a stampare nel classico formato 10×15.

Riporto la tabella presente sul sito del servizio di stampa online di Fujifilm. Sono riportate le altezze e larghezze consigliate:

Formato di stampa Altezza Pixel Larghezza Pixel Megapixel
10×13 1.200 1.600 1.9
10×15 1.200 1.800 2.2
11×14 1.200 1.600 1.9
11×15 1.800 2.400 4.3
11×16 1.200 1.800 2.2
12×16 1.500 2.000 3.0
12×18 1.500 2.250 3.4
13×17 1.500 2.000 3.0
13×18 1.500 2.000 3.0
13×19 1.500 2.250 3.4
15×20 1.800 1.350 2.4
15×23 1.800 2.700 4.9
20×27 2.400 3.200 7.7
20×30 2.400 3.600 8.6
23×30 2.400 3.200 7.7
30×40 2.400 3.200 7.7
30×45 2.400 3.600 8.6

Come potete vedere, una macchina da 8Mpixel sarà necessaria solo se dovete ottenere stampe di ottima qualità in grande formato (30x45cm).

Approcci alla scelta di una macchina

Secondo la mia esperienza, ci sono due approcci possibili:

  • Approccio top-down: si esaminano tutte le macchine in una determinata fascia di prezzo e si sceglie quella che offre il miglior rapporto qualità-prezzo (secondo i parametri che vedremo più avanti)
  • Approccio ground-up: si stabiliscono alcuni attributi minimi; si ricercano tutte le macchine che rispondono a tali attributi minimi e successivamente si sceglie quella con il miglior rapporto qualità-prezzo

I parametri in base a cui scegliere

Il primo parametro in base al quale scegliere, come abbiamo già accennato, è la qualità delle foto prodotte. Se la qualità delle foto non vi piace, non sarà di nessuna consolazione sapere che la macchina ha un super-zoom da 400mm!

Vediamo un piccolo elenco di parametri di cui un negoziante non vi parlerà mai, ma che sono piuttosto importanti per un buon acquisto:

  • Qualità delle foto (di cui abbiamo già parlato)
  • Grandezza fisica del sensore (pixel density)
  • Qualità dell’ottica
  • Shutter lag e tempi di startup
  • Qualità del corpo, ergonomia, comodità dei comandi

Queste cose difficilmente saranno scritte sulla brochure di una macchina; vediamo, una per una, che cosa significano e perché è importante tenerne conto.

Grandezza fisica del sensore

Dalla grandezza fisica (dimensioni) del sensore dipendono sia la qualità dell’immagine che, in parte, le lunghezze
focali che si avranno a disposizione. Un sensore più grande, a parità di risoluzione, permette di avere meno rumore, una miglior resa dei colori e definizione dei contorni. Infatti la zona di sensore dedicata a recepire la luce per un singolo pixel dell’immagine sarà più grande e si avrà un miglior rapporto segnale-rumore. Dividendo i megapixel per l’area del sensore si ottiene la pixel density, cioè la quantità di pixel per millimetro quadrato: come regola generale, minore sarà tale valore, migliore sarà la qualità del sensore (ma ricordate che il miglior modo per giudicare è vedere foto fatte con quella macchina!!).

Come si relaziona la grandezza del sensore con la lunghezza focale? La maggior parte degli obiettivi per macchine reflex è costruita per macchine fotografiche tradizionali, dette 35mm dalla dimensione del fotogramma che viene impressionato quando si scatta una foto (24x36mm). Il sensore delle macchine digitali, tranne per le macchine dette Full Frame, è più piccolo del normale fotogramma a pellicola. E` come se invece di vedere tutta la foto, ne ritagliaste una parte, come è possibile vedere su Wikipedia (in inglese). Il rapporto tra il formato 35mm ed il formato del sensore della macchina digitale viene comunemente definito Crop Factor; ad esempio il rapporto tra un 24×36 e un 19×29 è circa 1.6.

Ad oggi, tutte le macchine digitali compatte vengono commercializzate con i dati relativi alla lunghezza focale equivalente al 35mm, ma questo parametro andrà valutato nel caso di macchine reflex.

A causa di questo, è abbastanza raro trovare macchine compatte con buoni obiettivi grandangolari (angolo di ripresa molto ampio), in compenso è facile trovare lunghezze focali massime equivalenti a 400mm e oltre (teleobiettivi).

Qualità dell’ottica

La maggior parte delle macchine digitali compatte viene prodotta da famosi brand della fotografia (es. Canon, Nikon, etc) che, grazie all’esperienza ed alle conoscenze di cui dispongono, riescono a fornire ottiche di qualità accettabile un po’ su tutta la gamma delle compatte.

Altri marchi ricorrono a nomi importanti, come Zeiss, per la progettazione, ma non per la costruzione: così è possibile scrivere ottiche Zeiss sulla scatola, anche se la qualità è solo in parte quella Zeiss…! ;)
Giudicare la qualità di un’ottica non è facile: su Internet è pieno di maniaci di questi test, basta cercare! Per quel che mi riguarda, la qualità dell’ottica influisce sulla prova principale che la macchina deve superare e di cui abbiamo già parlato, la prova-foto: se le foto fatte con quell’ottica vi piacciono, la qualità è adeguata a quel che volete ottenere. Non avete bisogno d’altro!

Shutter lag e tempi di startup

Lo Shutter Lag altro non è che il ritardo tra la pressione del tasto e loscatto vero e proprio. Non bisogna confondersi con il tempo d’esposizione! Ecco le fasi più importanti di uno scatto:

  • Pressione del tasto di scatto, la macchina si accorge della pressione (1)
  • Messa a fuoco
  • Calcolo di apertura ed esposizione
  • Calcolo del bilanciamento del bianco
  • La macchina apre l’otturatore (2)
  • Esposizione
  • La macchina chiude l’otturatore (3)

Le fasi che vanno da 1 a 2 riguardano lo shutter lag, mentre da 2 a 3 si parla tempo d’esposizione.

Sebbene possa sembrare un parametro quasi ininfluente, nell’utilizzo quotidiano è uno dei maggiori problemi per gli utenti di macchine digitali compatte; non è raro sentirsi dire “ma io avevo scattato al momento giusto!!!”. Con lo shutter lag c’è poco da fare; è possibile cambiare alcune impostazioni o adottare la tecnica del Pre-Focus, ma un ritardo di uno o due decimi di secondo rimarrà sempre… e non è un ritardo da poco, quando si scattano foto a bambini scatenati, animali o foto sportive.

Alcuni siti riportano lo shutter lag delle varie macchine, ma i dati riguardanti questo fenomeno possono essere forniti in tanti modi, ad esempio è possibile trovare mischiati i dati relativi allo shutter lag con e senza pre-focusing (messa a fuoco, calcolo
dell’apertura, tempi, bilanciamento del bianco, etc).

L’unico modo per rendersi veramente conto del ritardo è provare la macchina di persona.

I tempi di startup possono variare da macchina a macchina: molte delle compatte richiedono alcuni secondi tra l’accensione ed il momento in cui sono pronte a scattare, mentre le DSLR (Digital Single-Lens Reflex, macchina fotografica digitale reflex) sono pronte appena accese. Anche questo fattore può condizionare pesantemente l’utilizzo della macchina: ci sono alcuni momenti irripetibili (qualcuno ha detto i primi passi?) che andranno persi a causa di questi ritardi!

Qualità del corpo, ergonomia, comodità dei comandi

Un altro elemento spesso sottovalutato da chi, alle prime armi, si trova a voler comprare una macchina digitale è quello della comodità: le macchine digitali, essendo slegate dalla tipica struttura di una macchina reflex, sono state costruite in molti modi e forme differenti, spesso guidati più dalla moda e dal design che dall’effettiva usabilità dello strumento.

La macchina fotografica, però, è uno strumento della vostra creatività e per essere utilizzato al meglio dovrete trovarvi bene con esso: poter impugnare agevolmente la macchina e raggiungere i controlli più importanti sono i requisiti minimi!

Purtroppo, le macchine compatte tendono ad avere pochi comandi manuali facilmente raggiungibili ed a nascondere le impostazioni nei vari menu: se volete avere il controllo totale dell’immagine, diffidate dalle macchine con pochi tasti! Se, al contrario, preferite qualcosa di più automatizzato, dovrete giudicare dalle foto (come abbiamo già detto e ripetuto) i risultati ottenibili in modalità automatica.