Il cambiamento di paradigma, ovvero come non preoccuparsi ed imparare ad amare i robot

Come tant* nerd della mia generazione, sono cresciuto leggendo fantascienza ed amando i robot. I robot nella fantascienza sono quasi sempre umanoidi. Alcuni sono fondamentalmente buoni (robot asimoviani), altri sono malvagi in sé stessi o, comunque, comandati da uomini malvagi (ad esempio i berserker).

I robot, nella realtà odierna, non dispongono di intelligenza come la intendiamo comunemente, sebbene spesso siano “migliori” di un uomo in un campo specifico, ad esempio riconoscere un frutto guasto, fare saldature di precisione, sollevare e spostare grossi carichi. I robot sono macchine, strumenti.

Oggi, leggendo i miei soliti feed di news, mi sono imbattuto in questo articolo che parla di un nuovo robot in grado di disossare un prosciutto, compito precedentemente considerato impossibile per una macchina. Il commento dell’autore, immagino anche parzialmente scherzoso, pare scritto da Ned Ludd in persona: “continuiamo ad insegnare ai robot le cose che gli serviranno per innalzarsi contro di noi. E’ da stupidi. Si stanno prendendo i nostri lavori”.

Allora a questo punto dobbiamo fare un passo indietro e domandarci: perché lavoriamo? La risposta più semplice e banale è: lavoriamo per vivere. Il che era vero per i nostri antenati che si spaccavano la schiena nei campi o per quelli che andavano a caccia. Più correttamente, a seguito della divisione dei compiti e della specializzazione, all’interno della società noi lavoriamo per ottenere i soldi che sono il mezzo di scambio che ci permette di accedere a quello di cui abbiamo bisogno per vivere: cibo, acqua, un riparo.

In quest’ottica, vedere minacciato il proprio posto di lavoro è vedere minacciata la propria vita.

Eppure una maggiore automazione potrebbe aiutarci ad uscire dal circolo vizioso: se oggi un uomo può sfamarne 100, come sarebbe il mondo quando potesse sfamarne, aiutato da robot, 100mila? Ad un certo punto potremmo finalmente raggiungere l’utopia inseguita per tanto tempo: la sopravvivenza garantita a tutti. Una società completamente diversa, in cui l’uomo potrebbe inseguire i suoi sogni e le sue aspirazioni, invece che arrabattarsi miseramente per tirare avanti un altro giorno. In cui sarebbe veramente libero.

Le sfide da vincere sono tante: da una parte quelle tecnologiche per la creazione di robot sempre più sofisticati e adatti a più ambiti, dall’altra quelle sociali, che richiedono di evolvere la società in modo armonioso, in modo che i lavoratori che vengono mano a mano sostituiti da robot non ne abbiano a soffrire, ma anzi siano i primi fruitori del nuovo sistema.

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